martedì 23 febbraio 2010

STRANE CREATURE, Tracy Chevalier

Titolo originale: Remarkable Creatures
Autore: Tracy Chevalier
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Neri Pozza
Pagine: 287

Iniziato il: 18 febbraio 2010
Terminato il: 22 febbraio 2010

Valutazione: ★★★★

Trama: È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex. Un giorno sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha e l'aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista. Quand'era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell'incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

Non avevo mai letto nulla di Tracy Chevalier prima, anche se a volte mi capita di gironzolare attorno a "La ragazza con l'orecchino di perla", pur senza mai decidermi a comprarlo. Devo dire che è stata una piacevole scoperta: ho trovato la sua scrittura molto scorrevole e inoltre adoro le storie ambientate nell'800, soprattutto in Inghilterra, quindi partiva già con qualche punto di vantaggio.

Il romanzo racconta la vera storia di Mary Anning, la donna che scoprì i resti del primo ittiosauro dando così un'enorme contributo allo sviluppo delle teorie evoluzionistiche, e di Elizabeth Philpot, studiosa di pesci fossili. Le due protagoniste si alternano come voce narrante capitolo dopo capitolo. Ad essere sincera devo dire che ho avuto l'impressione che il personaggio di Elizabeth fosse un po' forzato in alcuni suoi atteggiamenti. Prima di tutto mi è sembrata un po' troppo acuta: Mary trova il fossile del primo ittiosauro? Lei subito intuisce che si tratta di una nuova specie, magari vissuta milioni di anni fa e non prende nemmeno in considerazione che possa trattarsi di un qualche animale all'epoca esistente ma, per esempio, non ancora scoperto. Non credo che agli inizi del 1800 si conoscessero così tante specie animali da far escludere a priori questa possibilità. Inoltre, non è minimamente spaventata dalle implicazioni che le scoperte di Mary possono avere su un modo di concepire il mondo e le sue origini ormai fossilizzato e riconosciuto da secoli; per quanto si interessi di scienze naturali e legga molti libri non è secondo me cresciuta in un ambiente abbastanza aperto mentalmente e "avanti" per prendere così alla leggera il crollo di mille certezze (tra cui il fatto che il mondo non sia stato creato così come lo vediamo ma che abbia subito un processo evolutivo). Anche il fatto che giri tranquillamente da sola per le strade di Londra e non solo: che affronti un viaggio in nave completamente in solitaria e che cerchi di essere quasi completamente emancipata senza incontrare troppe difficoltà (giusto qualche occhiataccia e qualche frase che sottolinea la sconvenienza delle sue azioni) non mi è sembrato molto verosimile.

Il personaggio di Mary Anning mi è invece piaciuto molto, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue forze e le sue debolezze. L'unica cosa che forse non era necessaria, ma è stata un'aggiunta probabilmente per rendere un po' più coinvolgente la storia, è stata la relazione con il capitano Birch: anche se non ci fosse stata la "fuitina" il racconto sarebbe stato su lo stesso.

In generale mi è piaciuto, non l'ho trovato per niente noioso anche se non è certo un libro d'azione; in questo modo credo che la storia sia rimasta più verosimile che non se fosse accaduto chissà quale colpo di scena (ad esempio un matrimonio tra Mary e il capitano Birch). Mi ha fatto molto piacere che nel finale Elizabeth e Mary riescano a mettere da parte i loro rancori e le loro invidie per tornare amiche e compagne di lavoro.
Non so se è vero, ma il ricordo di quel lampo mi attraversa ancora, come un brivido. E' sempre tornato nei momenti importanti della mia vita: quando ho visto il cranio di coccodrillo scoperto da Joe e quando io stessa ne ho scoperto il corpo tutto intero, quando ho trovato gli altri mostri sopra la spiaggia e quando ho conoscuto il colonnello Birch. Altre volte sentirò lo schiocco della folgore e mi domanderò perchè è venuta. Non sempre la capisco, ma accetto quello che mi dice, perchè fa parte di me. Mi è entrata dentro che ero bambina e non se n'è più andata.

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