venerdì 12 dicembre 2014

Uno studio in rosso

(A Study in Scarlet)
di Arthur Conan Doyle

Serie: Sherlock Holmes, #1
Formato: Paperback, 88 pagine
Editore: Newton Compton, 2007
Genere: Romanzo, Giallo
Lettura n.: 37/2014
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 09 dicembre 2014
Fine lettura: 09 dicembre 2014
Ambientazione: Londra, Inghilterra (Regno Unito), 1800 | Utah (Stati Uniti), 1800
Pubblicato: 1887
Links: aNobii, Goodreads, Pinterest
Sfide: gioco a squadre, sfida alfabetitolo, sfida dei classici, sfida dei generi letterari, sfida del Regno Unito, sfida degli USA, 100 libri
Voto: 8/10
Nell'anno 1878, conseguita la laurea in medicina alla London University, mi recai a Netley per seguire il corso di specializzazione come chirurgo militare. Completati i miei studi, fui regolarmente distaccato presso il Quinto Corpo Fucilieri del Northumberland in qualità di assistente chirurgo. All'epoca, il reggimento era di stanza in India e, prima che io potessi raggiungerlo, era scoppiato il secondo conflitto afghano. Sbarcando a Bombay, venni a sapere che il mio reparto aveva già attraversato i passi ed era ormai all'interno del territorio nemico. Molti altri ufficiali si trovavano, comunque, nella mia stessa situazione. Seguimmo quindi il reparto e riuscii a raggiungere sano e salvo Candahar, dove mi ricongiunsi al mio reggimento assumendo subito le mie nuove funzioni.
incipit
Sinossi
"Uno studio in rosso" è il romanzo che segna l’esordio di Sherlock Holmes, l’investigatore più amato e imitato di tutti i tempi.
Attraverso il racconto del dottor Watson, suo inseparabile socio e amico, vede la luce l’infallibile detective, con la sua intelligenza fulminea e gli straordinari metodi di indagine. Un uomo capace di scovare una verità dove gli altri vedono una bugia, una soluzione lampante in un mistero che per tutti è tremendamente ingarbugliato. La scienza della deduzione e il rigore di una razionalità inflessibile hanno fatto della creatura di Doyle il paradigma dell’investigatore letterario, un mito che sembra destinato a non tramontare mai.

Commento
Tanto perché non sono presa da altre milioni di serie e di saghe contemporaneamente ho deciso finalmente di cimentarmi con il leggendario Sherlock Holmes, sul quale ho letto secoli fa un solo romanzo ("Il cane dei Baskerville") di cui non mi ricordo assolutamente nulla. "Uno studio in rosso" mi è piaciuto molto, e mi è piaciuto ancora di più il fatto che sia riuscito totalmente a sorprendermi; infatti la prima indagine fatta da Sherlock al cospetto di noi lettori è appassionante e divertente, ma ciò che più mi ha colpito sono stati i primi due capitoli della seconda parte, che con il romanzo sembrano non avere nulla a che fare. Non voglio dire troppo per evitare di rovinare la sorpresa a chi non l'avesse mai letto ma è stata una rivelazione ed è stata incredibilmente affascinante... quasi più bella della storia "di partenza".

Il personaggio di Sherlock Holmes è fantastico, non mi sarei mai aspettata di trovarlo così incredibilmente simile (caratterialmente) alla sua più recente trasposizione cinematografica: lo Sherlock di Robert Downey Jr. Il problema è che effettivamente il personaggio si adeguava così perfettamente all'immagine data dal film, che non sono stata capace di immaginarmi il detective fisicamente simile a come lo descrive Conan Doyle: davanti ai miei occhi c'era sempre e solo Robert Downey.... in effetti è stato un gran sacrificio pensarci costantemente! ^_^

Ormai credo di essere definitivamente entrata nel tunnel del giallo un po' come qualche anno fa ero entrata in quello del fantasy: spero solo di non ripetere l'errore di fare indigestione!

venerdì 23 maggio 2014

"Figlia del Silenzio" di Kim Edwards

Figlia del Silenzio
(The Memory Keeper's Daughter)
di Kim Edwards

Serie: -
Formato: Hardcover, 413 pagine
Editore: Garzanti, 2007 (I edizione - 2005)
Genere: Romanzo, Narrativa varia
Inizio lettura: 18 maggio 2014
Fine lettura: 23 maggio 2014
Preso da: La mia libreria
Lettura n.: 6/2014
La neve aveva cominciato a cadere qualche ora prima dell'inizio del travaglio. Prima, nello spento grigiore del tardo pomeriggio, a radi fiocchi, poi con mulinelli, turbini mossi dal vento ai margini del grande portico davanti alla casa. Lui le stava accanto, nel vano della finestra: guardava le raffiche violente gonfiarsi, vorticare e posarsi al suolo. Nei dintorni si erano accese le luci e i rami nudi degli alberi erano diventati bianchi.
(incipit)
Trama
Lexington, 1964. Sulla città infuria una tempesta di neve. È notte quando Norah Henry avverte le prime doglie: è impossibile raggiungere l'ospedale e suo marito David decide di far nascere il bambino con l'aiuto di Caroline, la sua infermiera. Norah partorisce due gemelli: il maschio, nato per primo, è perfettamente sano, ma i tratti del viso della bambina rivelano immediatamente la sindrome di Down. Travolto dalla disperazione, David affida la piccola a Caroline, ordinandole di rinchiuderla in un istituto. A Norah, sedata dall'anestesia durante il parto, dice che la bambina è morta. Ma Caroline non può abbandonare la piccola Phoebe. Con un coraggio che non credeva di avere, fugge in un'altra città, determinata a prendersi cura della bambina e a conservare un segreto che solo lei e David conoscono. Un segreto che nel tempo si farà sempre più insopportabile e, come una piovra, allungherà i suoi tentacoli sulla vita di David e della sua famiglia: lui, ossessionato dal senso di colpa, ma incapace di affrontare la realtà, Norah, inconsolabile per la figlia che crede morta, e Paul, il fratellino di Phoebe, che cresce in una casa piena di dolore. Intanto Caroline vivrà con gioia l'inaspettata maternità ma dovrà affrontare anche molte difficoltà: Phoebe è vivace e sensibile ma i suoi problemi e i pregiudizi che la circondano costringeranno Caroline a combattere una dura battaglia contro il mondo. Fino al giorno in cui i destini delle due famiglie torneranno a incrociarsi.

Commento
Quando ho trovato questo romanzo al mercatino dell'usato vicino a casa mia e, ancora prima, quando per la prima volta ne ho letto la trama e l'ho inserito nella mia wishlist, non ho fatto caso ad un piccolo ma fondamentale dettaglio, due parole che possono davvero fare la differenza tra acquistare un libro e lasciarlo dove si trova: la definizione "caso letterario". Ed è per questo che quando ho aperto la copertina e mi sono trovata davanti la pagina intitolata "storia di un caso letterario" con tutte le date, come se a qualcuno interessasse davvero sapere quanto eroicamente abbia lottato la Garzanti per accaparrarsi i diritti di ciò che stiamo per leggere come se fosse il più grande capolavoro mai scritto, non sono riuscita a trattenere un gemito di sofferenza: perché a quel punto non si può più tornare indietro, bisogna leggerlo... l'ho comprato! Se non lo facessi rimarrebbe per anni a guardarmi subdolamente dalla libreria e ad irritarmi ogni volta che gli passo davanti. Così mi sono tolta il dente e alla fine ho scoperto che non è stato neanche eccessivamente doloroso: ho provato di peggio!

Il libro è scorrevole anche se, nonostante la trama sia potenzialmente interessante, non mi ha coinvolta del tutto: sono andata avanti più per inerzia che per vero desiderio di sapere come si sarebbe evoluta la vicenda. In realtà quando mi sono accorta che la protagonista del romanzo non sarebbe stata Phoebe, la bambina affetta da sindrome di Down attorno alla quale ruota l'intera vicenda, bensì le due famiglie che la sua nascita coinvolge, mi sono resa conto di quanto scontato sarebbe stato il romanzo e ho perso gran parte dell'interesse. Perché il libro è scritto anche abbastanza bene: è dettagliato e nel caso di alcuni personaggi (David e Norah principalmente) riesce anche ad essere abbastanza profondo e a non rimanere solo in superficie. Il problema è che trascura l'elemento fondamentale: lei, Phoebe, la figlia del silenzio (o "la figlia della custode della memoria" in originale). L'autrice è la prima che quasi esclude Phoebe dalla storia: sentiamo per la prima volta la sua voce che siamo già a metà del libro e un dialogo completo lo regge solo negli ultimi capitoli. Per il resto del romanzo, di lei si parla solo in terza persona e viene narrato solo il modo in cui viene percepita dagli altri personaggi: nulla viene detto di cosa passi per la sua testa, tutto è ridotto a manifestazioni incontrollate delle proprie emozioni, cambi di umore repentini, difficoltà di apprendimento... tutte cose che si trovano leggendo un qualsiasi articolo su questa sindrome, forse nemmeno troppo approfondito.

Per quanto riguarda i personaggi, anche per quelli meglio definiti ci sono aspetti positivi e aspetti negativi, dovuti principalmente al desiderio (secondo me) di trovare una soluzione plausibile e non eccessivamente faticosa alla vicenda. Non entro nei dettagli per evitare spoiler ma l'evoluzione dei personaggi a volte è un po' troppo sommaria e frettolosa, con cambiamenti repentini nell'atteggiamento e nel modo di pensare che rendono il tutto leggermente forzato. Quello che ho apprezzato di più è David, perchè è colui che è rimasto più coerente con sé stesso pur evolvendosi nel corso della vicenda; purtroppo anche lui è coinvolto nell'operazione "vediamo di concluderla in fretta perché devo andare a farmi le unghie" della Edwards che ci regala una soluzione di comodo da leccarsi i baffi.

Nel 2008 è stato prodotto il film tratto dal romanzo (in effetti, nell'elenco delle date da caso letterario c'era anche quella dell'acquisto dei diritti cinematografici) che ho trovato per puro caso su YouTube digitandone il titolo su Google: lo segnalo qui.

Il mio giudizio

Altre cover

L'autrice
(Killeen, Texas, 1958) Kim Edwards è una scrittrice statunitense. Ha raggiunto la notorietà con il suo primo romanzo, Figlia del silenzio, che compare nella lista dei bestseller del New York Times, e che ha vinto il Popular Fiction Award e il British Book Award 2008.