martedì 29 settembre 2015

GDL "I Fratelli Karamazov": commento I tappa

E' iniziato ormai da due settimane il gruppo di lettura su "I Fratelli Karamazov" di Dostoevskij che si sta svolgendo su questo gruppo Facebook: siamo in cento, cento matti che leggono insieme i Karamazov! E' un'esperienza bellissima ma io ovviamente sono già indietro, avendo scoperto il gruppo con una settimana di ritardo rispetto alla tabella di marcia.
Non so se riuscirò a mettermi in pari, in ogni caso ho pensato di pubblicare di settimana in settimana i miei commenti sulla parte letta, per poi riassumere il commento generale nel classico post di fine lettura.


Questo post contiene SPOILER!

Il Primo Libro dei Karamazov è un'unica grande introduzione della famiglia di cui ci accingiamo a leggere le vicissitudini: ci viene presentato il padre, Fëdor Pavlovič, che viene descritto in un modo che è già emblematico di per se
...il tipo di persona non soltanto abietta e depravata, ma anche balorda, di quei balordi, però, che sanno gestire egregiamente i propri affarucci e, a quanto pare, solo quelli.
Fedor (nei commenti lascerò perdere tutti gli accenti, altrimenti vado fuori di testa) è un essere disgustoso: viscido, volgare, che dilapida in donne e altri vizi tutto il denaro su cui riesce a mettere le mani. Si è sposato due volte e per due volte ha perso la moglie, la prima che è fuggita da lui con un altro uomo abbandonando il figlio (nei romanzi russi sembra andare di moda che le mogli mollino i figli al marito: anche in Anna Karenina accadeva esattamente lo stesso), la seconda morta poiché soffriva di crisi isteriche o simili.

Fedor ha avuto tre figli: Dmitrij, detto Mitja, avuto dalla prima moglie, Ivan e Alëša avuti dalla seconda. I tre ragazzi sono cresciuti tutti lontano dal padre, che durante l'infanzia si è praticamente dimenticato di loro e li ha lasciati alle cure di parenti vari, ma mentre Mitja ritorna dal padre per chiedergli la parte di eredità che gli spetta (e che scoprirà non esistere) - perché anche lui conduce una vita non estrema come quella del padre ma comunque bella allegra, diciamo così - e non ottenendola inizierà con lui una battaglia fatta di litigi e scenate, gli altri due hanno un carattere molto più posato che non si mette in contrasto con quello di Fedor e riescono a conviverci senza troppi problemi.

I protagonisti del romanzo saranno naturalmente i tre fratelli, ciascuno con un carattere e delle aspirazioni diverse dagli altri: di Mitja ho già parlato, Ivan è un intellettuale con la coscienza in tumulto, mentre Alesa è un novizio che presta servizio in un monastero vicino al luogo dove vivono i Karamazov.

L'azione ha inizio nel secondo libro, che la tappa mi ha portato a leggere solo fino al capitolo VI: la vicenda si svolge presso il monastero dello starec (ovvero un mistico cristiano ortodosso) Zosima dove Alesa presta servizio e dove l'intera famiglia si è riunita per ricevere il parere dello starec sulle tensioni famigliari rappresentate dalle liti economiche tra Mitja e il padre. La scena che si svolge nella stanza dello starec è ai limiti dell'assurdità: Fedor, che è un bugiardo senza alcun ritegno e un attore incredibile, si lancia in un'invettiva sfrenata contro il figlio arrivando a rinfacciargli addirittura di corteggiare, ed essere preferito, dalla stessa donna che è l'amante di Mitja (si tratta di una specie di prostituta non dichiarata). Nasce così un'altra accesissima discussione che si conclude con un fatto che lascia tutti sconcertati: lo starec all'improvviso si alza e si prostra ai piedi di Mitja, senza spiegazioni. Dopo questo avvenimento il gruppo lascia la casa dello starec e si accinge a recarsi ad un pranzo organizzato in loro onore dall'igumeno, ovvero il capo della congregazione. Il capitoletto si chiude con Fedor che se ne va dicendo che non parteciperà al pranzo e gli altri che si recano invece verso il luogo del banchetto.

Devo dire che questo primo approccio col romanzo è stato abbastanza buono, ma non eccezionale, principalmente perché nonostante alcuni eventi si siano già verificati, siamo ancora in una fase introduttiva: abbiamo conosciuto i personaggi, adesso dobbiamo capire le dinamiche che si creano tra loro e che porteranno poi al cuore del romanzo. Ho trovato tutta la discussione sul rapporto tra Chiesa e Stato che si svolge durante il colloquio con lo starec abbastanza interessante, senza però che catturasse davvero la mia attenzione: preferisco i dibattiti filosofici che riguardano la persona piuttosto che le questioni politiche.

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